Il contadino, il laureato e l’eremita

Tu prendi un povero contadino analfabeta dell’ottocento, che passa tutta la sua vita sui campi.
Ti dirà che nel mondo esistono i poveracci che sgobbano e i signori che si fanno i fatti loro, a cui dei poveracci non interessa nulla. Poi prendi un giovane laureato di oggi: ti dirà che la società è complessa, frutto di lotte sociali, di progressi, di perfezionamento delle strutture istituzionali. Ti descriverà le grandi sfide dei nostri tempi, di come vari enti nazionali ed internazionali si adoperino per analizzare e porre rimedio alle ingiustizie sociali, alle problematiche ambientali, di come le grandi questioni globali richiedano attenta analisi, di come le spinte sociali e culturali della società si muovano per trovare un equilibrio. Poi vai dal vecchio saggio eremita, che ha passato la sua vita a studiare tutto ciò che può essere studiato, e che prima di ritirarsi ha vissuto in mezzo ai poveri e ai privilegiati, e che ha girato mezzo mondo: ti dirà che il contadino ci aveva visto giusto.

Carlo Brevi

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