Ma quale resilienza. Qui ci vuole la resistenza

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di Weltanshauung Italia – Chiudiamo gli occhi. Allontaniamo per un attimo dalla nostra mente le litanie odierne. Portiamoci col pensiero agli inverni passati. Due, tre, cinque, dieci anni fa. Pensiamo un attimo a cosa sarebbe successo se ad un tratto, durante il periodo classico dell’ influenza stagionale, avessero iniziato a fare tamponi su tamponi alla popolazione per identificare questo o quel virus.

Se avessero iniziato ad individuare ed isolare soggetti sani, etichettandoli come asintomatici e portatori di malattia. Se la medicina di base, territoriale, avesse smesso d’un tratto di funzionare. Se non fosse stata prescritta alcuna terapia. Se fossero stati conteggiati come morti per questo o quel virus anche i deceduti di altre patologie positivi al suddetto tampone. Se gli organi di informazione, stampa e TV su tutti, avessero incessantemente martellato il popolo, inducendolo a credere di essere in costante pericolo di vita.

Se il governo avesse iniziato ad intervenire con un politica fatta di chiusure e restrizioni. Non si sarebbe verificato, forse,quello che oggi stiamo vivendo? Si sarebbe concretizzato anche all’epoca l’incubo odierno dell’ emergenza sanitaria, della “pandemia”?Il fatto è che vogliono cancellare il passato. La verità è che vogliono farci credere che morte e malattia non siano mai esistiti. Vogliono resettarci, per poi ricostruirci. Vogliono edificare una società nuova, basandola su un mito fondativo incontestabile, inconfutabile, terribile. Vogliono ricreare l’uomo, smontandolo e riassemblandolo tramite nuove direttive comportamentali, minando le sue certezze.

Non dimenticare il passato e la nostra esperienza: questo deve essere l’imperativo. Non dimenticare la vita vissuta, i trascorsi, non cancellare d’un tratto quello che eravamo.Questa è la vera sfida, oggi. Non possono annullare all’improvviso le nostre esistenze, il nostro vissuto: alla “resilienza” che ci chiedono con subdola insistenza, nostro dovere è rispondere con la “resistenza”. Sempre. Finché avremo fiato.

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